«Il dato sull’aumento del prezzo del caffè al bar è reale e non va minimizzato, ma deve essere interpretato correttamente. Il prezzo di una tazzina non corrisponde al semplice costo della materia prima: incorpora il complesso dei costi necessari per offrire un servizio al consumatore. E soprattutto va ricordato che, nonostante gli aumenti degli ultimi anni, l’espresso servito nei bar italiani continua ad avere un prezzo tra i più contenuti d’Europa». Lo afferma Walter Botto, presidente dell’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino aderente a Confcommercio Trentino, commentando le più recenti rilevazioni sui prezzi dell’espresso.
Secondo lo studio diffuso il 18 agosto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) in collaborazione con Assoutenti, sulla base dei dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio di un espresso in Italia è oggi pari a 1,29 euro, contro circa 1,04 euro nel 2021, con un incremento del 24,2%. A Trento il prezzo medio rilevato si colloca attorno a 1,41 euro.
«Sono numeri che devono essere messi a disposizione dei consumatori – prosegue Botto – ma il loro significato cambia se vengono isolati dal contesto. Un incremento percentuale importante, applicato a un prodotto che parte da poco più di un euro, corrisponde in valore assoluto a pochi decimi di euro nell’arco di cinque anni. E il confronto con ciò che accade oltreconfine mostra quanto il modello italiano continui a garantire al consumatore un espresso a un prezzo estremamente accessibile».
Una comparazione europea condotta nel 2025 sui prezzi dell’espresso nelle 27 capitali dell’Unione europea, attraverso l’analisi di oltre 160 menu di bar e ristoranti, colloca infatti Roma tra le città meno care: 1,87 euro per un espresso, contro 2,72 euro a Vienna e 2,52 euro a Berlino. Nella stessa rilevazione Parigi raggiunge 2,75 euro, mentre nella vicina Lubiana il prezzo medio è di 2,03 euro. Tra le capitali dell’Unione considerate dall’indagine, soltanto Lisbona, La Valletta e Budapest presentano un prezzo inferiore a quello rilevato a Roma.
Il confronto, pur riferendosi alle capitali e non costituendo una rilevazione statistica ufficiale sui prezzi medi nazionali, evidenzia una caratteristica strutturale del mercato italiano: l’espresso al bar continua a essere proposto a livelli di prezzo particolarmente contenuti rispetto a gran parte dell’Europa. Nella rilevazione citata, un espresso a Vienna costa mediamente circa il 45% in più rispetto a Roma e a Berlino circa il 35% in più.
«Per un territorio come il nostro il confronto con Austria e Germania è particolarmente significativo – osserva Botto –. Sono mercati che conosciamo bene anche per la forte presenza turistica e nei quali il consumatore è abituato da tempo ad attribuire al servizio di caffetteria un valore economico maggiore. In Italia, invece, la tazzina continua a essere percepita quasi come un bene a prezzo amministrato, nonostante sia il risultato del lavoro di un’impresa e di un servizio professionale».
È inoltre importante evitare l’equazione automatica tra andamento delle quotazioni internazionali del caffè e prezzo praticato al banco. «Il bar acquista caffè torrefatto e un sistema di fornitura, non caffè verde quotato sui mercati internazionali – sottolinea Botto –. E soprattutto nella tazzina entrano il costo del personale, dell’energia, degli affitti, delle attrezzature, delle manutenzioni, dei servizi e tutti gli altri costi necessari per tenere aperta un’attività».