Avviare un confronto stabile e continuativo tra le amministrazioni comunali e la rappresentanza dei pubblici esercizi, affinché le decisioni che incidono sulle imprese e sui territori possano essere precedute da un dialogo concreto con le categorie economiche. È l’obiettivo dell’incontro svoltosi nella giornata di mercoledì 22 luglio presso la sede del Consorzio dei Comuni Trentini tra una delegazione dell’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino, guidata dal presidente Walter Botto, e i vertici del Consorzio. Per quest’ultimo erano presenti il presidente Michele Cereghini, che presiede anche il Consiglio delle autonomie locali, la vicepresidente Mariavittoria Mottes e il direttore generale Marco Riccadonna.
L’incontro, caratterizzato da un clima di collaborazione, ha segnato l’avvio di un percorso condiviso finalizzato a costruire occasioni strutturate di confronto tra gli enti locali e la rappresentanza delle imprese. Al centro del dialogo, in particolare, i principali temi che influenzano la vita quotidiana delle attività economiche: dalla programmazione dei cantieri alla sicurezza urbana, dalla semplificazione amministrativa allo sviluppo commerciale e alla gestione degli spazi pubblici.
«L’incontro rappresenta un passo importante verso un confronto stabile tra istituzioni e rappresentanze economiche – dichiara Walter Botto, presidente dell’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino –. Le associazioni di categoria devono essere interlocutori permanenti nei tavoli in cui si assumono decisioni che incidono sul futuro delle imprese e dei territori. Avere più punti di vista significa assumere decisioni migliori, più consapevoli e più vicine ai bisogni delle comunità».
Un coinvolgimento preventivo delle categorie consente infatti di conoscere gli effetti concreti delle decisioni amministrative, prevenire le criticità e individuare soluzioni maggiormente sostenibili per le imprese, per i cittadini e per le stesse amministrazioni. Una modalità di lavoro che non intende rallentare i processi decisionali, ma renderli più efficaci, evitando interventi poco aderenti alle esigenze reali dei territori.
Nel corso dell’incontro l’Associazione ha presentato lo studio realizzato per fotografare lo stato di salute del comparto, richiamando l’attenzione sul ruolo economico e sociale svolto da bar, ristoranti e altri pubblici esercizi. Attività presenti in oltre il 90 per cento dei comuni, che non rappresentano soltanto luoghi di consumo, ma costituiscono punti di incontro, spazi di relazione e presìdi quotidiani di socialità, vivibilità e sicurezza diffusa.
Le decisioni che riguardano il settore producono pertanto conseguenze che vanno ben oltre il singolo esercizio, incidendo sulla qualità della vita, sull’attrattività dei centri abitati e sulla capacità delle comunità locali di mantenere servizi, relazioni e occasioni di incontro.
«In una fase nella quale fare impresa è sempre più complesso, è indispensabile rafforzare i luoghi del dialogo – prosegue Botto –. Le istituzioni devono essere sedi vive di confronto tra le forze politiche e le forze sociali, perché è dall’ascolto e dalla capacità di comporre interessi diversi che nascono una buona politica, un utilizzo più efficace delle risorse pubbliche e decisioni capaci di produrre risultati concreti».
Particolare attenzione è stata riservata alla fase di contrazione attraversata dal comparto, confermata dai dati relativi alla natalità e alla mortalità delle imprese. Alla diminuzione complessiva delle attività si accompagna inoltre una trasformazione della composizione dell’offerta commerciale, con un numero crescente di esercizi appartenenti ad altri settori che vengono riconvertiti in pubblici esercizi, soprattutto bar.
Una dinamica che, secondo l’Associazione, deve essere analizzata non soltanto sotto il profilo quantitativo, ma anche per le conseguenze sul pluralismo commerciale. Il rischio è la progressiva concentrazione delle attività in un unico comparto, con una riduzione della varietà dei servizi disponibili, un indebolimento dell’equilibrio economico dei centri abitati e una minore capacità dei territori di rispondere a bisogni differenti.
«La presenza dei pubblici esercizi è essenziale, ma deve inserirsi in un tessuto economico equilibrato e diversificato – sottolinea Botto –. L’obiettivo non può essere soltanto aumentare il numero delle attività, ma costruire comunità nelle quali commercio, ristorazione, servizi, turismo e funzioni pubbliche concorrano insieme alla vivibilità e all’attrattività del territorio».
L’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino e il Consorzio dei Comuni Trentini hanno quindi condiviso l’opportunità di proseguire il confronto attraverso momenti periodici di approfondimento, con l’obiettivo di affrontare preventivamente le questioni di maggiore interesse per le imprese e per le amministrazioni locali.
«Dialogare prima significa amministrare meglio – conclude Botto –. Quando imprese, associazioni e istituzioni riescono a confrontarsi con continuità, diventa possibile prevenire i problemi, ottimizzare la spesa pubblica e costruire decisioni realmente efficaci per il futuro delle nostre attività economiche e delle nostre comunità».