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Accesso al credito: le banche cambino mentalità e tornino partner delle imprese

"Nessun ascolto né aiuto: molti dirigenti bancari non si sono mai visti in azienda"

19/11/2019

Riportiamo nel seguente articolo l'intervento di un noto imprenditore trentino sul tema delle banche e dell'accesso al credito da parte delle aziende. Un tema ancora molto caldo per le imprese trentine.

Nei giorni scorsi ho letto sui quotidiani locali delle notizie che mi hanno lasciato piuttosto perplesso: nuovo sistema di vendite all’asta on-line dal tribunale di Rovereto, 600 immobili andranno all’asta tra Trento e Rovereto entro la fine dell’anno, ed altri dello stesso tenore.

Negli articoli pubblicati queste notizie sono presentate con enfasi, quasi con soddisfazione come se si trattasse di risultati di cui essere orgogliosi e di traguardi insperati! Ma non ci rendiamo conto che dietro ad ogni uno di quei 600 immobili ci sono altrettante storie di uomini, di famiglie, di imprese che stanno perdendo tutto? Storie umane che si sono trasformate in numeri, in nome di accordi inter-bancari europei scellerati. Sì, perché è ora che qualcuno lo dica, se questi sono i risultati degli accordi di Basilea, quegli accordi sono un fallimento! Siamo stati trasformati tutti in rating, in numeri, senza renderci che prima di ogni altra cosa siamo uomini.

Questi sistemi assurdi del controllo del credito hanno distrutto imprese che operavano sul nostro territorio da tantissimi anni, in tanti casi da generazioni, che con dedizione e passione per il proprio lavoro e per il proprio territorio hanno avuto l’unica colpa di trovarsi in un periodo storico negativo dal punto di vista economico.

Mi rifiuto di pensare che tutti questi imprenditori e padri di famiglia si siano trasformati improvvisamente in delinquenti che tentano di rubare soldi alle banche, quando invece per vite intere hanno rimpinguato le casse delle banche locali pagando interessi salatissimi (il tasso soglia è una invenzione tutta nostra).

Forse sarebbe bastato un po’ di buon senso, e sicuramente un accordo con chi comunque è abituato a pagare i propri debiti si sarebbe potuto trovare, prima di arrivare alla soluzione più drastica della messa all’asta degli immobili e della vita di persone che hanno lavorato e faticato tanto e delle loro famiglie. Le nostre banche locali, che avrebbero dovuto essere il polmone di decantazione di questi eventi e che avrebbero dovuto sostenere famiglie ed imprese, sono invece le più accanite in questo tiro al piccione contro i malcapitati. Ma non è difficile capire che stanno facendo ancora di peggio: con questo loro modo di procedere stanno depauperando un patrimonio immobiliare trentino immenso, fanno del male a loro stesse.

Va sottolineato, infatti, che la percentuale di recupero di quei crediti che loro chiamano deteriorati (perché loro li hanno resi tali) è in realtà molto meno del 50%: nella maggior parte dei casi non riescono a recuperare nemmeno il 30%. Inoltre, operando in questo modo, gli istituti di credito non sembrano rendersi conto che stanno eliminando uno a uno i propri clienti: quando non ci saranno più imprenditori a chi venderanno i propri soldi? Ma non contenti di questo danno enorme che stanno arrecando alla comunità, finanziano loro stessi gli acquirenti degli immobili svenduti all’asta che per la maggior parte non sono trentini ma sono grossi speculatori o immigrati che possono così acquistare a basso prezzo e con finanziamenti delle stesse banche un patrimonio immobiliare che i nostri padri hanno costruito con fatica e lavoro onesto. Sostituiscono crediti con altri crediti concessi a chi probabilmente pagherà le prime rate e poi se ne tornerà nel suo paese d’origine lasciando qui ulteriori buchi. È forse questo il modo di risolvere i problemi?! Beffa su beffa! Orrore su orrore!

Perpetrati da chi? Da chi non crede più nel nostro territorio, nella nostra onestà, nella nostra inventiva riconosciuta da tutto il mondo. Da una classe dirigente bancaria poco incline ad ascoltare i clienti ma molto più veloce a chiamare avvocati per iniziare pratiche scellerate. Molti dei nostri dirigenti bancari non hanno mai visto i propri clienti, non sono mai entrati nelle loro aziende, nelle loro case, nelle loro famiglie, non hanno mai ascoltato le loro storie, i loro progetti le loro ambizioni, i loro problemi. E non hanno mai provato davvero a risolverli.

Ho nostalgia di quegli incontri nella cantina di mio padre, con un direttore di banca, che dopo un bicchiere di vino e una fetta di lucanica si informava sull’andamento dell’azienda, sulle esigenze, sulle prospettive di mercato, sulle strategie aziendali, incitava taluni investimenti e ne scoraggiava altri, diventando così un vero partner che condivideva l’operato della azienda. Rapporti tra uomini di questo tipo hanno permesso il miracolo economico italiano del dopoguerra! Dove è finito tutto questo?

La banca un tempo era un vero partner, ora è solo un aguzzino con un immenso potere di vita e di morte su aziende e famiglie che portano i malcapitati a vergognarsi, a nascondersi, tanto che chi non riesce a sopportarne le conseguenze giunge a gesti estremi. Penso sia giunta l’ora che le cose cambino, che il coperchio della pentola venga alzato, che si esca allo scoperto: ora ci sono parecchi modi legali per contrastare questo modo di agire e con buone probabilità di successo, ma più che battaglie legali è la mentalità bancaria che deve cambiare, deve tornare ad essere umana, ad essere legata alle prospettive delle perso-ne, deve sapersi liberare dei lacci che la tengono legata solo ai numeri nazionali e internazionali, e tornare ad essere vicina alle donne ed agli uomini della nostra terra.

 

Adriano Vender
Imprenditore, già Consigliere di Confii Impresa e presidente Acma Trentino